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La lunga primavera dello spettacolo dal vivo

Febbraio 8, 2021

Written by Tiziana.Amusart

Quando ricominceranno gli spettacoli dal vivo, vivremo un'esperienza diversa, frutto della consapevolezza che ora abbiamo tante soluzioni.

Sabato mattina mi sono svegliata presto. Quando voglio farlo, vado a dormire lasciando gli scuri aperti così che la luce entri progressiva, accompagnando con gentilezza il risveglio. Niente di eroico, anzi direi tutto piuttosto banale: il caffè immediatamente a risolvere la situazione, i cani agitati dal suono del guinzaglio, acqua, croccantini e si esce. L’aria è inebriante, ti fa venire voglia di chiudere gli occhi e concederti al sole tiepido. Solo che devo guidare quindi gli occhi li tengo aperti e abbaiando eccitati ce ne andiamo al lago.

È il primo weekend giallo, colore che per osmosi adesso ci proietta in una percezione di libertà. Ovviamente a quell’ora al lago non c’è nessuno, salvo qualche ragazzo che sta iniziando a sistemare i tavoli del casale che oggi riapre ai commensali. È tutto lento, denso, la mascherina non serve perché sono praticamente sola in mezzo a ettari di terreno. Quindi decido di respirare, una cosa semplice, e mentre respiro penso che questo è il luogo dove nell’estate di due anni fa avevo deciso di fondare un festival. È stato come quando rivedi un uomo che hai amato e ti rendi conto di amarlo ancora, anzi, ancora di più. E sai che, comunque vada, quel sentimento non andrà perso, sarà il figlio tanto desiderato, nato dalla lontananza, dall’assenza e dal silenzio.

Riparto da qui.

Dall’assenza che esploderà nella presenza, dalla lontananza che muterà in abbraccio, dal silenzio che si specchierà nella musica. Una lunga primavera ci separa dal momento in cui potremo nuovamente condividere il calore delle persone, la complicità degli applausi e la gioia di un concerto: non si torna più indietro, ogni giorno ci avvicina a quel momento.

Per questo dobbiamo farci trovare pronti, non fermarci e ripensare lo spettacolo dal vivo perché sia un’esperienza diversa, frutto anche della consapevolezza che abbiamo tante soluzioni e che possiamo usarle proprio tutte per fare innamorarci ancora, ancora di più, della musica e dei musicisti.

E mentre respiravo e pensavo a tutto questo, sentivo forte la sensazione che il peggio è passato e che siamo pronti finalmente a costruire perché ormai tutto è stato demolito. Non un giorno dovrà passare senza fare, creare, progettare, realizzare.

Guardo di fronte a me e vedo i cani in lontananza che nel frattempo hanno raggiunto la riva, vedo i rami del pesco impazienti di gemmare, vedo l’erba che si gode gli ultimi momenti prima di essere tagliata, vedo la criniera di un cavallo scomporsi nel vento.

Se scrivo vedo le caprette che fanno ciao chiamate il 118 che è grave.

Tiziana Tentoni

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