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Musica all'asta: NFT

Aprile 12, 2021

Written by Tiziana.Amusart

Premessa della Premessa, il primo pezzo italiano in Nft, è di Morgan. Se l'acronimo NFT non vi dice nulla, conviene invece iniziare a capirci qualche cosa.

Premessa della Premessa
è il primo pezzo italiano in Nft: ed è di Morgan.

Se la sigla NFT non vi dice nulla, conviene iniziare invece a capirci qualche cosa. NFT è l’acronimo di Non-Fungible Token, ossia un certificato di proprietà digitale legato al mondo del blockchain che è un registro immutabile digitale pubblico o crittografato, detto molto semplicemente.

I primi esperimenti di immissione su questo mercato di opere d’arte, hanno visto soprattutto opere grafiche, la cui copia originale, con connessa rivendicazione della proprietà, è stata messa all’asta e comprata anche per centinaia di migliaia di euro, facendo l’equivalenza con la criptovaluta.

Chi acquista, solitamente, non diventa proprietario dei diritti né esclusivo detentore, ma ha senza dubbio la proprietà della copia originale, la prima, che può poi essere ovviamente replicata. 

Ora, se applichiamo questo concetto ad un brano di musica, possiamo ben capire quanto il meccanismo possa contribuire ad innescare una riflessione sulla decentralizzazione del mercato discografico. Non dipenderebbe più dall’etichetta discografica decidere se il mio brano possa essere immesso su mercato, ma posso farlo autonomamente mettendolo all'asta.

L'asta su Clubhouse

Lo ha capito per primo Morgan, che il 27 marzo su Clubhouse, ha lanciato l’asta di una sua canzone inedita Premessa delle Premesse che di fatto si colloca come primo pezzo italiano Nft. L’asta si è chiusa il 6 aprile, il brano comprato per 10 ether (circa 18.000 euro) da Natale Ferrara, fondatore di Poseidon, che ora potrà farne ciò che vuole: chiuderlo in un file, rivenderlo ad un prezzo più alto oppure diventarne direttamente il produttore, prendendo accordi con una etichetta indipendente (ovviamente) e distribuendolo. 

Nuovi mecenati?

Si scardina quindi il sistema, potenzialmente: il mecenate acquista e l’artista percepisce il compenso, senza spendere soldi lui per auto prodursi, come spesso succede nella musica classica. Dopo, se il mecenate vorrà, e questo dipenderà anche dal rapporto con l’artista, dalle finalità e da una serie di variabili tutte da determinare, la label diventerà il tramite per diffondere e distribuire. I diritti, ovviamente, restano all’artista e, anche su questo, tutto da definire, costruire, creare.

Da tenere d'occhio

Ovviamente, per quello che riguarda la musica classica, la cosa può interessare e molto i compositori, mentre per gli interpreti la questione è più complessa. Ma si tratta comunque di una rivoluzione di ordine, molto affascinante e tutta da inventare che vale la pena tenere d’occhio.

Tiziana Tentoni

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