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Premessa della Premessa
è il primo pezzo italiano in Nft: ed è di Morgan.

Se la sigla NFT non vi dice nulla, conviene iniziare invece a capirci qualche cosa. NFT è l’acronimo di Non-Fungible Token, ossia un certificato di proprietà digitale legato al mondo del blockchain che è un registro immutabile digitale pubblico o crittografato, detto molto semplicemente.

I primi esperimenti di immissione su questo mercato di opere d’arte, hanno visto soprattutto opere grafiche, la cui copia originale, con connessa rivendicazione della proprietà, è stata messa all’asta e comprata anche per centinaia di migliaia di euro, facendo l’equivalenza con la criptovaluta.

Chi acquista, solitamente, non diventa proprietario dei diritti né esclusivo detentore, ma ha senza dubbio la proprietà della copia originale, la prima, che può poi essere ovviamente replicata. 

Ora, se applichiamo questo concetto ad un brano di musica, possiamo ben capire quanto il meccanismo possa contribuire ad innescare una riflessione sulla decentralizzazione del mercato discografico. Non dipenderebbe più dall’etichetta discografica decidere se il mio brano possa essere immesso su mercato, ma posso farlo autonomamente mettendolo all'asta.

L'asta su Clubhouse

Lo ha capito per primo Morgan, che il 27 marzo su Clubhouse, ha lanciato l’asta di una sua canzone inedita Premessa delle Premesse che di fatto si colloca come primo pezzo italiano Nft. L’asta si è chiusa il 6 aprile, il brano comprato per 10 ether (circa 18.000 euro) da Natale Ferrara, fondatore di Poseidon, che ora potrà farne ciò che vuole: chiuderlo in un file, rivenderlo ad un prezzo più alto oppure diventarne direttamente il produttore, prendendo accordi con una etichetta indipendente (ovviamente) e distribuendolo. 

Nuovi mecenati?

Si scardina quindi il sistema, potenzialmente: il mecenate acquista e l’artista percepisce il compenso, senza spendere soldi lui per auto prodursi, come spesso succede nella musica classica. Dopo, se il mecenate vorrà, e questo dipenderà anche dal rapporto con l’artista, dalle finalità e da una serie di variabili tutte da determinare, la label diventerà il tramite per diffondere e distribuire. I diritti, ovviamente, restano all’artista e, anche su questo, tutto da definire, costruire, creare.

Da tenere d'occhio

Ovviamente, per quello che riguarda la musica classica, la cosa può interessare e molto i compositori, mentre per gli interpreti la questione è più complessa. Ma si tratta comunque di una rivoluzione di ordine, molto affascinante e tutta da inventare che vale la pena tenere d’occhio.

Tiziana Tentoni

Leggi altri articoli di Tiziana

Non ho creduto neanche un attimo che il 27 marzo i teatri avrebbero riaperto.

E questo perché troppe cose erano andate nel verso giusto un mese fa, ossia incontro all’opinione pubblica dei lavoratori dello spettacolo. Prima le parole di Draghi, accolte con giubilo dimenticando appunto ciò che erano ossia solo parole, poi ancora Franceschini che improvvisamente urla alla riapertura dei teatri dopo che per un anno intero ha sostenuto la necessità di tenerli chiusi; oltre alla prudenza del Comitato Tecnico Scientifico con il paracadute del Sì però vediamo l’indice di contagio come sarà il 12 marzo. E poi ancora la mancanza di un protocollo almeno di proposta da parte dei teatri e redatto tutti insieme, non solo da sottoporre e almeno considerare, ma da far accettare.

La tutela del settore continua ad essere inesistente a più di un anno dalla chiusura: non perché non ci siano portavoce, ma perché non vengono ascoltati non presentando alcuna proposta di visione futura. Continuano ad uscire dichiarazioni, comunicati stampa, goffi tentativi di mettersi a pari con le risorse digitali ancora una volta in tragico ritardo e con lampante opportunismo.

Credo si dovrebbe creare una rete composta dai promotori di iniziative di successo, creative e lungimiranti, che nell’ambito della musica classica hanno prodotto innovazione, inclusione, che hanno avuto da subito attenzione al ruolo del digitale, un collettivo di qualità e formato sulla base di risultati concreti, dati alla mano.

Ora che stiamo lavorando per il ritorno alla normalità dello spettacolo dal vivo, ora che abbiamo ormai tutti compreso quanto il web e i social media siano parte integrante e imprescindibile dell’assetto presente e quindi futuro, creare un primo tavolo di confronto costruttivo, fuori dal ginepraio delle lamentele, tra istituzioni, professionisti dei media e artisti di musica classica che hanno creato valore e innovazione in questo periodo, sarebbe un passo determinante.

La cosa più difficile è organizzarlo e per questo mi metto a disposizione, scrivetemi e iniziamo a lavorarci insieme.

Tiziana Tentoni

Roma, 27 marzo 2021

Leggi Diritto alla Musica, di Tiziana Tentoni, sul ruolo delle istituzioni in questo periodo di passaggio determinante per la musica classica.

La musica classica non è popolare, non fa parte del quotidiano, la maggior parte della persone che non siano già appassionati non la conosce oppure, peggio, non ne è incuriosita.

Questo deriva da un’impostazione elitaria che alberga nella stragrande maggioranza dei professionisti ed istituzioni e che, andandosi ad unire ad una comunicazione polverosa, noiosa, priva di idee e sterile come risultati, produce un unico drammatico risultato: al pubblico sta antipatica e ne è intimorito.

Del resto, quando vediamo ancora il faccione di Mozart e Beethoven accoppiati su un cartellone per promuovere appunto un concerto con musiche di Mozart e Beethoven, quindi con un sforzo di fantasia notevolissimo direi, possiamo intuire che non si produca alcuna leva di interesse e che si miri (quando si mira, che già sarebbe qualcosa, la maggior parte delle volte è a caso) ad un unico pubblico, quello che comunque verrebbe lo stesso ad ascoltare il concerto perché è appassionato, fallendo così rovinosamente l’obiettivo che tutti noi professionisti della comunicazione della musica classica dovremmo avere: ampliare il pubblico usando un tono di voce accattivante, leggero, diretto e che sia un ponte tra la musica e le persone.

Ecco perché il nostro social fest dedicato a Johann Sebastian Bach: iniziando dalla formula, un festival sui social. Troverete tutti i contenuti sul nostro Spin-Off, si chiama BB-300.
Ma poi ogni contenuto sarà appunto in tour: podcast, articoli, pillole tra Spotify, Facebook, Twitter, Instagram e Linkedin. Il faccione del buon Johann Sebastian è ricolorato nella palette del manifesto Campari di Depero, che abbiamo poi appiccicato su lattine, contenitori per pastiglie e un furgoncino, il quotidiano insomma, il popolare, quello che tutti conoscono.

Naturalmente i contenuti abbiamo puntato a renderli accessibili attualizzandoli e contestualizzandoli, raccontando la storia musicale insieme ai lati caratteriali, quelli in cui ognuno dei lettori può identificarsi: insomma non un pippone storico sulle ragioni escatologiche del Clavicembalo ben Temperato. Non perché non siano importanti, ma perché sui social sono fuori luogo: è come andare al Flower Power di Formentera a fare una conferenza sulla musica dodecafonica.

Comunicare, intesa come capacità di mettersi in contatto, è apertura, fantasia e spontaneità: il creative advertising è la chiave che apre le porte alla curiosità e che spinge all’approfondimento.
La comunicazione pop della musica classica è quel ponte che serve a coinvolgere sempre più pubblico e sempre più giovane, a farlo appassionare, per dare slancio al business e di conseguenza alla cultura e alla musica.


Facciamoci contagiare dal Classical Music Power: e tra un paio d'anni tutti a Ibiza! 🌸 🎶 📲

Tiziana Tentoni

Leggi Musicisti e Social Media: 5 consigli per migliorare

Approfittare del lockdown con 5 esercizi di workout mentale per arrivare preparati alla prossima era, un nuovo umanesimo musicale che avrà al centro della scena l’essere umano e le sue fragilità come punto di forza insieme alla musica.

Stare fermi ma in maniera attiva. C’è un solo grande segreto perché un progetto si realizzi: avere un progetto. E per capire quale sia il nostro, dobbiamo fermarci, depurare la mente e allontanarci dallo strumento che, appagandoci giornalmente, nasconde il disegno generale che ha a che fare con noi. Poi prendiamo un foglio, tiriamo una bella riga al centro e pensiamo a chi vogliamo essere a settembre. Sì perché non faremo neanche in tempo ad accorgerci dell'inizio di questo lockdown che saremo già a dopo l'estate. Ansia? Beh sì, capisco, ce l’ho anche io. Ma l’ansia si combatte facendo, e il fare riesce meglio se si ha una direzione. Come quando dopo aver mangiato e bevuto troppo sentiamo il desiderio di bere solo acqua e ogni sorso sembra ci pulisca: fermarsi è questo ed è necessario. Non avremo un altro momento per progettare una crescita: qui ed ora come si dice. Scegliamo i pensieri e usiamoli come leva del cambiamento, approfittiamo del tempo che ci è concesso.

Questi periodi di isolamento ciclici ho iniziato a considerarli come avamposti che precedono l’obiettivo finale. Un po’ tutte le nostre esperienze all’apparenza negative sono rincorse, più o meno lunghe in relazione al salto, e interpretarle come passi indietro è ingiusto e non proficuo. Fare ordine dunque, anche e soprattutto nella cose più banali: la custodia, la pulizia dello strumento, aggiornare il sito, verificare le fotografie, rivedere i programmi di studio personali o per gli allievi. Darsi una scadenza e programmare le azioni, scriverle e metterci una riga sopra appena fatto. È un gesto incredibilmente liberatorio che man mano fa aumentare l’autostima e la fiducia in noi stessi.

Un piano editoriale dei nostri social è la base per dare un assetto professionale alla nostra comunicazione. Suddividere i propri post per argomenti, stabilire 2 pubblicazioni settimanali e lasciare all’improvvisazione solo un evento davvero estemporaneo e degno di nota. 6 post in 3 settimane, 3 sulla musica e 3 sulla vostra vita, dare valore non solo al fare ma anche a ciò che siamo: se leggere questo non vi fa venire in mente nulla, ne riparleremo quando avrete fatto bene i primi due passaggi. Curare la comunicazione, con i social, il telefono, le mail, è parte della vostra vita professionale e non può essere lasciata indietro: altrimenti poi non stupiamoci se le nostre iniziative non hanno i risultati sperati.

Adesso che la base è solida, che abbiamo tracciato una strada definita, decidiamo quanto dedicare allo studio dello strumento. Non gettatevi giornate intere a suonare senza una meta e solo per trovare un sollievo, perché questo vi farà sentire dopo ancora più soli. Suddividete la giornata considerando le cose che dovete portare avanti per farvi trovare pronti alla ripresa delle attività concertistiche e didattiche dal vivo, che non sarà solo essere più intonati o mantenere il volume del suono. Sarà essere pronti a vestire il nuovo ruolo che i musicisti avranno nel sistema musicale, un ruolo che aumenterà di valore proporzionalmente alla capacità di saper trasmettere le proprie idee, emozioni, convinzioni: oltre e a prescindere dal palcoscenico.

Questo periodo finirà, è la prima cosa certa che sappiamo: la seconda è che, fortunatamente, niente sarà più come prima. Chiedetevi se siete pronti ad affrontare questa nuova era, un umanesimo musicale che avrà al centro della scena l’essere umano e le sue fragilità come punto di forza insieme al proprio strumento. Ma soprattutto, andiamo oltre le nostre qualità lampanti e cerchiamo quelle più nascoste, quelle che diamo per scontate: solo così ci ritroveremo pronti a comprendere i nostri nuovi errori e saremo grati di accogliere con un sorriso il brillante futuro che ci aspetta.

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Siamo diventati totalmente incapaci di reprimere la tentazione del giudizio. Beatrice Venezi, direttore d’orchestra in piena parabola ascendente di carriera, sale sul palco dell’Ariston e chiede di essere chiamata direttore d’orchestra e non direttrice: si scatena un putiferio.

Anche nei confronti di Fiorello e Amadeus, strali. Non parliamo di Achille Lauro, ragazzo di una simpatia unica e che sta provando a portare una visuale alternativa: niente, insulti. Ci cadono addirittura critici musicali di enorme caratura, che su Twitter si abbandonano a rabbia e frustrazione, senza contestualizzare, senza appunto criticare, nell’accezione più alta del termine che è legata all’argomentazione intellettuale.Non siamo più capaci di fermarci, ponderare e agire. Il mezzo, quello dei social, è indubbiamente una mina in questo senso, esplode solo sfiorandola e crea una polvere velenosa, anche per chi la solleva.

Abbiamo dimenticato la dimensione personale, siamo talmente poco abituati a considerare i contenuti visuali oltre il loro primo strato, quello che necessariamente ha il filtro dello schermo, che dimentichiamo che artist*, show(wo)men, direttor* d’orchestra (tu guarda se uno ora deve mettere gli asterischi per non essere tacciato di misoginia, è così che si uccide la lingua italiana, altro che balle) sono persone e artisti nella funzione della loro professione per la quale vengono pagati molto perché hanno responsabilità e seguito di pubblico. Problemi?

Facciamocene una ragione: non siamo tutti uguali, vi do questo scoop. C’è chi ha più talento di noi, più intelligenza di noi, più opportunità, fortuna, capacità di gestione. E quelle persone ottengono quei risultati che vorremmo noi: è questo che genera invidia dannosa, corsa disperata alla distruzione dell’altro per elevare noi stessi.

Sì, distruggere. Perché con una frase si può uccidere e con milioni di cattiverie l’aria diventa irrespirabile. Quello che è successo in questa settimana è stato inquinante, risultato ovviamente di una frequentazione superficiale dei social portata ai massimi livelli a causa del lockdown. Contribuire a rendere migliori i social è nelle mani e nelle dita sulla tastiera di tutti noi, è una priorità etica e sociale, un’eredità che lasceremo alla generazione dei nostri figli. Polemica costruttiva, contraddittorio serrato, sarcasmo, ironia, critica argomentata, abbiamo tante possibilità di esprimere un’opinione decisa prendendo una posizione netta.

La cattiveria e la violenza verbale nascondono solo frustrazione, rabbia e mancanze: prima di accanirvi, chiedetevi cosa proprio non riuscite a perdonare, cosa denigrate, cosa ritenete sia sbagliato. Di voi stessi, però.

Altrimenti: Zitti e buoni.

Leggi tutti gli articoli di Tiziana Tentoni su Spin-Off

Ecco 5 consigli per migliorare i contenuti e quindi aumentare il posizionamento dei musicisti sui social media.

Musicisti e social media, un rapporto di amore e odio, soprattutto in questo periodo così difficile, senza concerti e senza possibilità di esibirsi. Ma il pericolo di fare errori è dietro l'angolo: ecco 5 consigli per migliorare e rendere i social media degli artisti di musica classica un luogo di qualità e professionalità pari al loro valore artistico e musicale

Questa è la cosa più importante che ho imparato quando ho conosciuto Riccardo Pirrone, il social media manager di Taffo, avete presente? Ecco, capire cosa di noi stessi vogliamo condividere e perché, è il punto di partenza: ma come lo comunichiamo è conseguente ed è da questo che si determina l’efficacia del messaggio. Cosa e come non devono mai essere scissi, sono una coppia di fatto. Voglio comunicare che domani inizia la mia masterclass di clarinetto? Ottimo, questo è il cosa. Il come dipende da chi siete, che esperienze avete fatto, quali sono le emozioni che vi suscita iniziare una nuova esperienza: ed è quello che fa la differenza che sta nella vostra unicità. Se pensate invece che basti solo scrivere Domani inizia la mia masterclass, le informazioni le trovate qui/link, allora non c’è bisogno andiate avanti nella lettura. 

La potenza dell'impatto e ciò che davvero coinvolgerà chi vi leggerà ed è nel racconto. Fate un CD e ovviamente lo volete far sapere visto che, immagino, vorrete venderlo. Anche qui: cosa vi ha portato a decidere di incidere proprio quei brani, quando avete cominciato a pensarci, le difficoltà che avete avuto: insomma costruite quello che si chiama lo storytelling, che è l’equivalente della forma sonata nella creazione dei contenuti. Se scriverete solo Domani esce il mio CD sono felice! l’impressione che darete è di una reazione infantile che non ha niente a che vedere con un professionista che sta pubblicando invece una sua opera d’arte e di ingegno. L'emozione genera emozione, primo requisito del coinvolgimento.

Gli account privati non hanno alcun valore professionale e, soprattutto, non vi permettono di monitorare i dati né di fare promozione. Dice Ma io non voglio monitorare i dati e fare promozione! Ah, allora c’è l’Eremo sul Monte Soratte dove potrete spogliarvi dei vostri averi, passare le giornate a coltivare l’orto e presentare la vostra prossima performance contrabbasso e farfalla del corbezzolo all’interno della riserva naturale. Tutte le persone che sono sui social vogliono o vendere o comprare: stima, considerazione, sicurezza, concerti, libri, lezioni, tutti. Bisogna solo essere sinceri con se stessi, capire cosa interessa a voi e non vergognarsi di voler anche campare di ciò che si fa e di ciò che si è.

Questo ripetetevelo come un mantra, a ritmo binario e ternario. Quando ci si espone si rischia la critica: e allora? Meglio, si crea la discussione, si mette a fuoco un problema, alimentiamo il contraddittorio e, non ultimo, il vostro post acquista visibilità. Vale sempre la regola del proporzionale però: se il mio tono è polemico, facile che si scateni la polemica; se invece è sarcastico, qualcuno potrebbe essere ancora più abile e mettervi spalle al muro; se siamo aggressivi, la reazione di chi non è d’accordo potrebbe esserlo ancora di più. Variabili da considerare e ponderare. Volete esprimere il vostro disappunto per i teatri ancora chiusi? Favoloso, usate però sempre il tono di voce che è più adatto e del quale poi potete sostenere la moderazione. Scegliete voi: ma mai, mai, fare solo informazione. Quella vi farà ottenere la metà di zero come risultati concreti e i like di parenti e amici stretti, che non è indice di obiettivo raggiunto. 

Quello che pubblicate resta per sempre nella rete. Potete cancellarlo, certo, ma c’è magari chi ne avrà fatto una copia tramite lo schermo e potrà ricattarvi a vita. A parte gli scherzi: fate questo esercizio: registratelo, riascoltatelo, riguardatelo 10 volte. Poi pensate alla persona che vi sta più su cosiddetti e immaginate se fosse una sua pubblicazione, sinceri. Se non vi viene la tentazione di demolirla per l’intonazione, il suono, il quadretto di zia Filomena sullo sfondo e la camicia con gli aloni, allora siete a posto, pubblicatelo. Altrimenti cancellatelo immediatamente, fatene sparire le tracce, non si sa mai vi venga la tentazione in un momento di debolezza. Il genere umano sopravviverà anche senza il vostro video: voi, invece, rischiate di rovinare anni di carriera o, peggio, le fasi iniziali: non ne vale la pena. Fidatevi.

Tiziana Tentoni

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